Sequestrati due milioni di litri di huachicol: il narco-stato colpisce ancora a reynosa

Due milioni e centottantanovemila litri di carburante rubato, intestato a fantomatiche società, pronto a finire nei serbatoi di intere città del nord-est del Messico. È l’ultima maxi-confisca di huachicol annunciata dalla Fiscalía General de la República il 29 marzo a Reynosa, Tamaulipas: un volume pari a quello che impiegherebbero 43 mila auto per percorrere l’intera Panamericana.

La cifra parla da sola: oltre due milioni di litri sottratti a Pemex attraverso un’anastomosi di tubature clandestine, camion-cisterna e ditte fantasma. Un’operazione che, secondo i primi accertamenti, fruttava al cartello locale almeno un milione di dollari alla settimana, senza pagare un solo peso di imposta.

Il metodo: perforare l’oleodotto e far finta di nulla

Le forze armate hanno scoperto un vero e proprio kit da trivellazione: valvole a sfera, saldatrici, sensori di pressione e persino un laboratorio mobile per “tagliare” la benzina con solventi industriali, triplicando così il volume da rivendere. Il tutto nascosto in un deposito di materiali da costruzione a soli 400 metri dal confine con il Texas, appena oltre il fiume Bravo.

Il traffico, secondo l’FGR, era già monitorato da mesi grazie a una rete di droni termici: le immagini mostrano camion che entravano a mezzanotte e uscivo all’alba, sempre con lo stesso numero di targa ma con carichi diversi. Un’indagine che ha richiesto 120 perquisizioni sincronizzate in cinque stati, dal Golfo fino a Michoacán.

Chi proteggeva il greggio rubato

Chi proteggeva il greggio rubato

Lo schema era raffinato: le cisterne viaggiavano con documenti di exportación temporal verso il Guatemala, ma svoltavano appena superato il checkpoint di Matamoros, riversando il carico in depositi privati di Monterrey. Lì il carburante veniva “riciclato” e venduto a stazioni di servizio di seconda fascia a prezzi imbattibili: 14 pesos contro i 23 del mercato ufficiale.

La Guardia Nazionale ha arrestato 14 impiegati di Pemex, un ex sindaco del Partido Revolucionario Institucional e tre funzionari dell’Agencia Nacional de Aduanas. Tutti accusati di peculado de combustible, reato che in Messico può valere fino a 60 anni di carcere. Ma la domanda resta: quanto altro greggio continua a scorrere nei tubi della corruzione?

Il governatore di Tamaulipas, Américo Villarreal, ha promesso “cero tolerancia”, mentre le famiglie di 11 operai scomparsi negli ultimi mesi denunciano che gli oleodotti clandestini sono anche foibe a cielo aperto: chi protesta finisce dimenticato in una fossa vicino alla boscaglia.

La partita, insomma, è ancora aperta. Due milioni di litri sequestrati sono una goccia nel mare di un business che, secondo la Refinitiv Mexico, vale oltre 4 miliardi di dollari l’anno. Finché il prezzo del gasolio resta alto e la frontiera resta porosa, il huachicol continuerà a fluire. E a nutrire il narco-stato.