Sergio gonzález lancia il grido di allarme: 'serve una scossa o affondiamo'
Il Cádiz naviga in acque pericolose e Sergio González non usa mezzi termini: 'Non è una finale, ma è una partita che può farci esplodere o affondare del tutto'. Domani sera allo stadio José Zorrilla la squadra andalusa affronta il Valladolid con l'acqua alla gola: nove sconfitte nelle ultime undici gare, l'aria che sa di retrocessione e un ambiente che ha già scelto il lutto al posto della speranza.
Il pessimismo ha già rubato troppo
Il tecnico ha parlato a Cádiz, lunedì, con la voce rotta dalla rabbia. Ha detto che il pessimismo 'si è infilato nei bar, nei gruppi WhatsApp, negli spogliatoi come un gas tossico'. E ha chiesto ai suoi di 'fare qualcosa, subito, perché il tempo di piangere è finito'. Non ha promesso miracoli, ma ha chiesto 'roccia e furore' nella metà campo difensiva e 'una scintilla d'orgoglio' quando la palla passa la linea mediana.
La parola 'reazione interna' è tornata quattro volte nel giro di dieci minuti. Sergio ci crede, o ci deve credere, perché sa che se il Cádiz perde ancora la voragine si inghiotte tutto: la classifica, la fiducia, forse anche la sua panchina. Ha elencato i numeri senza piaggeria: quindici punti in trenta giornate, tre vittorie lontano dall'Nuevo Mirandilla, una sola rete negli ultimi 270 minuti. Poi si è fermato, ha guardato fisso la telecamera e ha sussurrato: 'Ci fa male, eccome. Ma il dolore può essere benzina se lo sai usare'.

Il piano è spartano: prima non prenderle, poi cercare il colpo
Contro il Valladolid ha promesso un 4-4-2 'senza fronzoli', con i due centrali 'a marcare uomo su uomo fino alla nausea' e gli esterni 'che devono tornare a casa come se avessero dimenticato le chiavi'. Il calcio di Sergio non è bello, lo sa, ma adesso 'bello' è sinonimo di 'inutile'. Serve 'essere fastidiosi, sporchi, arcigni'. E se arriva il contropiede, 'allora sì, lì possiamo far male'.
La speranza si chiama José Zorrilla, un campo dove il Cádiz non perde dal 2018. Ma la speranza, avverte il tecnico, 'è un vestito che va bene solo se te lo cuci addosso con i punti del tuo lavoro'. Ha chiuso la conferenza con una frase che suona come un ultimo avvertimento: 'Domani sera o troviamo un punto di partenza o troviamo il punto di non ritorno'. La palla è lì, in mezzo al campo, e nessuno può più tirarsi indietro.
