Shanghai tira dritto: +0,24% e fugge al panico che stringe shenzhen

Lo Shanghai Composite ha chiuso lunedì a 3.923,29 punti, +9,56. Un nulla? Forse. Ma in un mercato che trema al pensiero di nuove restrizioni commerciali, ogni decimo di punto è un atto di resistenza.

Shenzhen perde terreno: -0,25% e capitali in fuga

Shenzhen perde terreno: -0,25% e capitali in fuga

Mentre il listino cinese madre cammina sul filo, il ChiNext di Shenzhen ha ceduto 34,18 punti, chiudendo a 13.726,19. La fuga dai titoli tecnologici dura da tre sedute: 1,2 miliardi di yuan di liquidità estera hanno lasciato la Borsa di Shenzhen solo oggi, secondo dati Wind. È il prezzo della guerra tariffaria che Trump promette di riaprire e che Pechino, almeno in Borsa, preferisce ignorare.

Il differenziale è eloquente: Shanghai trae ossigeno dai colossi finanziari e dai petroliferi, settori che il governo tiene d’occhio con acquisti silenziosi tramite le “national team” funds. Shenzhen, invece, resta ostaggio delle start-up e delle small-cap: qui la leva è alta, la paura ancora di più.

Guardando i volumi, la storia si capovolge. Gli scambi complessivi sul Main Board sono crollati al minimo di quattro settimane: 280 milioni di azioni, -18% rispetto alla media mensile. Significa che la risalita è figlia di pochi, non di una folla che rientra. A Shenzhen, invece, il turnover è salito del 12%: vendite, non acquisti.

La lezione arriva dritta dai numeri: quando lo Stato cinese spinge, Shanghai obbedisce. Quando tocca al mercato decidere, Shenzhen tremiglia. Domani lo scenario può capovolgersi, ma oggi la luce verde è solo a est del Huangpu.