Sinner conquista miami e firma il sunshine double: è già leggenda
Jannik Sinner ha trasformato il domenica di Miami in un manifesto di ferro e lucidità: 6-4 6-4 a Jiří Lehečka, trofeo al braccio, primato numero due blindato e, soprattutto, Sunshine Double messo in bacheca dopo sette anni d’attesa. Dal 2017 nessuno riusciva a vincere Indian Wells e Miami di fila: lo faceva Roger Federer, lo rifà un altoatesino di 22 anni che sembra giocare con il cronometro in tasca.
La finale è durata un’ora e 33 minuti, ma il tempo vero è stato altro: un’ora e mezza di ritardo per il nubifragio, altrettanti minuti di pausa mentre gli spazzoloni scorrevano sulla superfese come pattini da hockey. «Grazie ai groundskeeper, ai raccattapalle: senza di voi oggi non si gioca», ha detto Sinner, sudato ma impeccabile, nel discorso che è già un piccolo saggio di leadership.
Il segreto? allenamenti da «inferno» e un occhio al dettaglio
«Abbiamo fatto giornate durissime, doppie sedute, clima umido simulato, tiebreak interminabili», ha raccontato ai tecnici Simone Vagnozzi e Darin Cahill subito dopo la rete. «Il risultato è solo la fotografia di un processo che vogliamo portare ancora più in là». Tradotto: il numero 2 non gli basta. Vuole il 1, vuole lo Slam, vuole «diventare il giocatore che ancora non siamo riusciti a disegnare».
Le cifre lo fotografano meglio di qualsiasi telecamera: 28 vittorie nelle ultime 30 partite, zero sconfitte in stagione su cemento, tre titoli in quattro mesi. Eppure, quando gli hanno chiesto se si senta imbattibile, ha ridacchiato: «Imbattibile no, solo un po’ più difficile da affrontare».

Lehečka, il perdente che convince
Dall’altra metà del campo è emerso un Lehečka trasformato: quattro mesi fa il ragazzo usciva da un’infinità di stop per la schiena, oggi ha tenuto testa a un gigante. «Jiri, è bello vederti a questo livello, continua così», gli ha urlato Sinner mentre il ceco stringeva la mano all’arbitro. Un applauso sincero, raro nei tempi del tennis-business.
La pioggia ha fatto da sfondo, ma anche da metafora: il temporale ha cancellato il rumore, ha lasciato spazio al colpo dritto incrociato di Sinner che ha chiuso il primo set, al passing di rovescio che ha spezzato il secondo. Miami, città dove tutto è eccessivo, ha trovato un campione che non esagera: parla piano, lavora forte, vince con la stessa fredda regolarità di un orologio svizzero.
Ora l’agenda si svuota per due settimane, poi Montecarlo. «Mi piace il rosso, ma il cemento mi ha dato fiducia», ha chiuso Sinner, mano sul trofeo che rifletteva il sole dell’Florida. La stagione è appena iniziata: il numero 2 sa già che il prossimo obiettivo è un altro numero, quello che nessuno ancora osa pronunciare.