Sinner dilaga a miami e ipoteca il trono: è già tempo di re
Jannik Sinner ha trasformato il Sunshine Double in un monologo. Due settimane dopo Indian Wells ha ristampato il copione a miami: 6-4 6-4 a Jiří Lehečka, zero set concessi, zero discussioni. È il primo italiano a conquistare entrambi i Masters 1000 di marzo, e il primo uomo dopo Roger Federer nel 2017 a chiudere la doppia californiana-floridiana senza nemmeno un tie-break.
Il ritardo della pioggia ha soltanto rimandato l’inevitabile
La finale è iniziata con un’ora e mezza di pausa, poi un’altra sprayata d’acqua tropicale nel secondo parziale. Lehečka ha provato a trasformare l’interruzione in scatto d’orgoglio: due palle break nel sesto gioco, due errori di dritto che sono già fotografia di un gap ancora largo. Sinner ha risposto con il suo tic più letale: il rovescio in salita che si infila sul corner come una bolla di sapone in un bicchiere d’acqua. Break nel nono, servizio inesorabile, set al primo tentativo.
Nel secondo ha abbassato ancora il volume dello spettacolo. Percentuale prima di servizio sopra il 70, seconda di rovescio che non concede risposte. Lehečka, numero 38 del mondo, ha tenuto il ritmo fino a 4-4, poi ha cedto il passo sul dritto più semplice: rete, pallina che cade dentro la riga, pubblico che urla «Ole!» in quattro lingue. Il 6-4 finale è un’altra firma sul regolamento: chi sbaglia contro Sinner, adesso, paga sempre.

Il numero uno è a 400 punti di distanza
Con questa vittoria l’altoatesino sale a 8.770 punti, scavalcando Alcaraz di 405 lunghezze. Il distacco sembra una formalità: il mondiale di Roma e Parigi distribuiscono 3.000 punti, e Sinner ha dimostrato di poter vincere anche senza il suo coach preferito, la terra rossa. Il prossimo banco di prova è Montecarlo, dove il ranking si giocherà tra curve di Cordoba e lungo la Promenade des Anglais.
La stagione sul cemento lo ha visto vincere 20 match consecutivi, perdere appena cinque set. Numeri da macchina, ma la sensazione è un’altra: Sinner ha smesso di essere il ragazzo che corre dietro la palla e ha imparato a comandare il punto. Il suo rovescio non è più un colpo di sopravvivenza, è un’arma chirurgica. Il servizio è salito a 220 km/h senza perdere precisione. E la testa – quella sì – è diventata un bunker.

Il circuito ora guarda solo lui
Dietro di lui Djokovic cerca il ritmo, Alcaraz fatica a trovare continuità, Medvedev sembra un’ombra del 2023. Il prossimo mese deciderà se l’era Sinner sia già un fatto compiuto o se la terra rossa possa ancora rallentare un treno che viaggia a 300 all’ora. Di sicuro, a San Candido stanno già intonando «Montagne, preparatevi: il ragazzo del Passo Rolle sta portando il tennis dove non è mai arrivato.»
