Sparò a scuola a 15 anni: il ragazzo del bullying che nessuno ha visto

Seduto, calmo. Con quella compostezza che spaventa più della furia. Lunedì mattina, un ragazzo di quindici anni ha preso il fucile da caccia del nonno, è entrato nella scuola N°40 di San Cristóbal, provincia di Santa Fe, e ha aperto il fuoco. Ian Cabrera, tredici anni, è morto. Altri otto studenti sono stati ricoverati con ferite di varia gravità. Decine di compagni sono fuggiti urlando per le strade. Un dipendente scolastico ha fermato il ragazzo con le mani.

Una famiglia che si sgretolava in silenzio

Le foto sui social raccontano un'altra storia. Compleanni, uscite al ristorante, sorrisi. Il ragazzo — figlio di un camionista e di un'insegnante d'infanzia, secondo di due fratelli — appare in quelle immagini come qualsiasi adolescente argentino. Eppure qualcosa si era rotto, e si era rotto da tempo.

Il padre ha lasciato la casa di famiglia due anni fa, trasferendosi nella provincia di Entre Ríos, nella zona di Federación. Gli investigatori parlano di un suo presunto consumo problematico di sostanze. La madre, ex dipendente del Ministero dell'Istruzione santafesino, è attualmente in congedo psichiatrico. La sorella maggiore, diciotto anni, frequenta il primo anno di università. Il quadro familiare che emerge dagli atti è quello di una conflittualità che covava sotto la cenere.

Il bullismo e quel video che gira su x

Il bullismo e quel video che gira su x

C'è un filmato che circola sulla piattaforma X. Si vede il ragazzo seduto, un compagno che gli scalcia la sedia. Lui non reagisce. Fonti ufficiali confermano che non aveva precedenti episodi di violenza. Ma i testimoni raccolti dalla Polizia di Santa Fe descrivono un bersaglio sistematico, un ragazzo che subiva ogni giorno.

Una settimana prima della sparatoria, un genitore di un'alunna della quinta classe aveva sentito il ragazzo dire che li avrebbe «ammazzati tutti». Una frase rimasta sospesa nell'aria, come tante. Come quasi sempre.

Vittima e carnefice non si conoscevano

Vittima e carnefice non si conoscevano

Il dettaglio che complica ogni narrazione lineare è questo: secondo i riscontri investigativi, Ian Cabrera e il tiratore non avevano rapporti diretti. Non era il suo bullo. Il ragazzo ha sparato indiscriminatamente. Due ipotesi restano sul tavolo della procura minorile guidata dalla pm Carina Gerbaldo: vendetta generalizzata contro un sistema che lo schiacciava, o qualcosa di più freddo — un desiderio di caos puro, senza destinatario preciso.

Non è un caso isolato nel contesto argentino. Tra il 2024 e il 2025, la DUIA della Polizia Federale ha perquisito nove minorenni che su Telegram e Discord minacciavano stragi, segnalati dall'FBI. Nell'ottobre scorso, una quattordicenne a Mendoza aveva aperto il fuoco sui compagni senza fare vittime. Un pattern che si consolida, sparatoria dopo sparatoria.

Il vuoto legale e la psicologa che lo aspetta

Sul piano giuridico, il ragazzo si trova in una zona grigia. La legge che abbassa la soglia di imputabilità, approvata dal Congresso, non è ancora in vigore. Nelle prossime ore dovrà rispondere alle domande di uno psicologo nominato dalla magistratura. Poi si vedrà.

Quello che non si vedrà più è Ian Cabrera, tredici anni, che andava a scuola un lunedì mattina come tutti gli altri. Era lì per caso, nel posto sbagliato, davanti a qualcuno che aveva smesso di distinguere tra i colpevoli e gli innocenti.