Dudamel attacca l'argentina: amichevoli da bar sport e il mondiale che bussa

Rafael Dudamel non usa mezzi termini: «Mentre altri giocavano contro Guatemala o Mauritania, la Colombia ha scelto di misurarsi con i giganti». La frase, sganciata in diretta televisiva, è un missile contro la pianificazione di Scaloni a tre mesi dal Mondiale 2026. Il ct campione del mondo, costretto a ripianificare la finestra dopo lo saltò la Finalissima con la Spagna, ha infilato in calendario Zambia (piazzata 87ª nel ranking) e Mauritania (115ª). Risultato: vittorie di facciata, entusiasmo da stadio e un interrogativo che cresce: serve davvero questa passerella per difendere la corona?

Lo scenario è noto. L'AFA aveva in tasca il biglietto per Wembley, poi la guerra in Medio Oriente ha cancellato il match e la macchina organizzativa si è trasformata in un ufficio last-minute: si è giocato in Boca, si è vinto 2-1 con gol di Lautaro e Enzo, ma il giorno dopo L'Équipe titolava: «Mauritania e poi Zambia: perché l'argentina affronta solo nazionali-minnows?». Il quotidiano francese ha scavato i tredici amichevoli post-Qatar: nessuna contro europei, nessuno tra i top-20 FIFA. Un vuoto che Dudamel, 53 anni e passaporto da ex portiere del Venezuela, ha trasformato in accusa pubblica.

Il confronto che brucia: colombia ha perso, ma ha parlato

La Colombia di Néstor Lorenzo è uscita sconfitta da Parigi (3-1) e da Zagabria (2-1), ma Dudael elogia la «valentía» di quella programmazione. «Perdere contro Francia o Croazia ti smaschera le lacrime: le vedi subito, le puoi cucire prima del Mondiale», dice. È la teoria del «bagno di realtà» opposta al «bagno di folla» di Buenos Aires, dove i tifosi hanno applaudito comunque, ma l'allenatore del Deportivo Cali ha già voltato pagina: «Le partite facili non ti dicono mai chi sei».

Il dato, però, è testardo. Dal 18 dicembre 2022 l'argentina ha vinto la Copa América 2024 e chiuso le qualificazioni sudamericane da capolista con 38 punti, nove più dell'Ecuador. Insomma: i risultati ufficiali tengono Scaloni a galla, mentre l'accusa di «amichevoli-trappola» gli si attacca agli spigoli. E qui entra il doppio taglio del bisturi: chi affronta i mostri rischia di arrivare al toro con le ali bruciate. Lo dimostra lo stesso Lorenzo, finito sotto tiro dopo le sconfitte con Francia e Croazia. La differenza? La Colombia ha tempo di riparare, l'argentina no: il 2026 è dietro l'angolo e il calendario non concede più finestrine di lusso.

Il ranking è un miraggio, il campo un

Il ranking è un miraggio, il campo un'infrazione

La FIFA premierà comunque l'Albiceleste con punti facili e nessun pericolo di scivolamenti nel ranking. Ma il ranking non ti salva quando Mbappé ti punta in area o Bellingham ti sovrasta di testa. Il rischio è tecnico prima che numerico: troppi minuti contro squadre che chiudono il blocco basso e troppo pochi contro chi ti spiazza la linea difensiva con una sponda di prima. Alla vigilia di un Mondiale che si giocherà su tre nazioni, con climi e fusi diversi, l'argentina si presenta con il dubbio di non aver mai provato il suo piano B contro chi la può mettere in crisi.

Dudamel lo sa e per questo alza la voce. Non è un guerrillero da talk-show: ha guidato il Venezuela per sei anni, ha allenato in Brasile e in Cile, conosce il peso sudamericano. Quando apostrofa la «comodità» di Scaloni lo fa da tecnico, non da tifoso. E la sua sentenza è già un'epitaffio: «Le amichevoli di lusso non garantiscono vittorie, ma le amichevoli-scorciatoia garantiscono sorprese». Il Mondiale 2026 è a 90 giorni, l'orologio corre e l'argentina, campione in carica, dovrà dimostrare che la strada più breve non è sempre la più intelligente. Il prossimo avversario, per ora, resta lo specchio.