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Escotto sfida l'indy nxt con juncos: la stagione 2026 è già partita

Ricardo Escotta non ha tempo per respirare. Mentre l'Europa guarda alle F1 di marzo, il pilota messicano è già in pista con la Indy NXT 2026, un campionato che per molti è soltanto una passerella ma che per lui è diventata una trincea quotidiana. Corre con Juncos Hollinger Racing, squadra che in IndyCar ha fame di risultati e che ha deciso di puntare sul giovane di Hermosillo per la sua seconda stagione nella categoria.

Lo fa con un Dallara IL-15 che pesa 640 kg senza benzina e senza pilota, ma che monta un turbo AER da 450 cv capace di spedirlo oltre i 340 km/h sugli ovali. Bastano pochi numeri per capire che qui non si tratta di fare gavetta: si tratta di sopravvivere a un proiettile carbonio che scarica 2,3 g in curva e che ha bisogno di un data engineer notturno per trasformare ogni microvibrazione in un file Excel.

Juncos come cadillac: la scommessa di escotta

Juncos come cadillac: la scommessa di escotta

«Io lo paragono a Cadillac in F1» ha detto Escotta a Fox Sports México, riferendosi al suo team. Una frase che suona come un manifesto: Juncos non è Andretti, non ha il budget della Penske, ma ha comprato know-how e assumerà ingegneri ex-F1 entro l'estate. Il pilota lo sa e ci gioca: «Quando saliremo sul podio sarà un merito doppio, nostro e loro».

La vera arma è la centralina Cosworth: 120 sensori, mappatura variabile al volante, push-to-pass che aggiunge 50 cv per 8 secondi. Tradotto: Escotta può scegliere se usare la valvola di scarico come una clava o come un bisturi, a seconda della gomma Firestone che monta. Il tutto mentre il data engineer, seduto dietro ai monitor, gli sussurra in cuffia quando staccare per non bruciare i freni Brembo a 650 °C.

Il messicano non ha illusioni: la Indy NXT è un osservatorio dove i team di IndyCar scrutano i talenti. Vince chi dimostra di saper gestire la sovrasterzata a 280 km/h senza afoni, chi legge il vento trasversale sull'ovale di Indianapolis e chi sa tradurre un sottosterzo in due click di barra antirollio. Escotta ci è già passato: nel 2025 ha chiuso 12º con due top-5, ma il bilancio lo sa a memoria: «Ho perso 38 punti per errori di strategia, non di guida».

La nuova stagione è un calendario di 14 gare, due delle quali su ovali superspeedway dove il cuore batte a 180 BPM per 45 minuti filati. Il primo test è già alle spalle: 1.200 km in tre giorni ad Austin, 74 giri con il nuovo setup di sospensioni push-rod. I tempi? Non li ha voluti divulgare il team, ma Escotta sorride: «Siamo dentro al decimo rispetto al 2025, ma con 3 kg di carburante in meno».

Il podio è l'obiettivo dichiarato, ma il vero premio è un contratto da 1,2 milioni di dollari per l'IndyCar 2027. Lo sanno tutti, ma nessuno lo urla: qui si corre per non tornare mai più in Formula 2. Escotta lo sa e ci mette la faccia: ogni venerdì posta sul suo profilo Instagram la telemetria della sessione, con i giri veloci evidenziati in rosso. I tifosi lo chiamano «El Escorpión», e lui ci scherza sopra: «Il pungiglione è il turbo, ma la coda è il mio ingegnere che non dorme mai».

La prossima tappa è St. Petersburg, 5 marzo, strade chiuse e muri di cemento a due metri dall'asfalto. Lì Escotta dovrà dimostrare di avere imparato la lezione: in caso di safety car, Juncos non potrà permettersi un pit stop lento. Perché qui ogni secondo valgono 24 metri di pista, e qui un podio vale quanto una stagione intera di sponsor. Il messicano non ha intenzione di deludere: «Ho 24 anni, un turbo da 450 cv e un team che non molla. Se non è adesso, quando?».