Il calcio (di nuovo) alza le mani: 9 tifosi su 10 manderebbero il var in pensione

Il pallone urla "basta". Il 91% degli aficionados britannici vorrebbe archiviare il Var come un brutto sogno, mentre l’IFAB annuncia una «rivisitazione» senza mai pronunciare la parola «abolizione». È il paradosso del calcio moderno: i tifosi pagano, le società decidono.

La Football Supporters’ Association ha intervistato 7.000 frequentatori di stadio. Risultato? Solo il 2% dichiara che il sistema rende il gioco «più piacevole» e appena il 3% trova la domenica allo stadio migliore di prima. Il resto, ovvero quasi tutti, si porta a casa una rabbia che non si placa nemmeno dopo aver sentito il referto arbitrale in diretta dagli altoparlanti.

Il tempo è il nemico del tifo

Il 96% contesta la durata delle verifiche; il 92% si sente «derubato della gioia spontanea» quando un gol viene congelato per un fuorigioco millimetrico. Le emozioni, dicono, sono diventate «controllate a distanza». Un tifoso del Leeds riassume: «Prima esultavi, ad aspetti il via libera di un tecnico in una sala senza finestre».

La Premier ha provato a mettere una pezza: comunicazioni in chiaro dal campo. Mezzo pubblico ha applaudito l’iniziativa, ma sul resto è bagarre. Solo il 21% accetta che il Var entri nei corner; quasi nessuno lo vuole sui secondi gialli. Prossima frontiera, il Mondiale in Qatar: lì si sperimenterà la verifica sui calcii d’angolo. Il rischio è trasformare ogni rimessa in appello d’ufficio.

Il potere si stringe intorno alla moviola

Il potere si stringe intorno alla moviola

Le leghe, i broadcaster, i club top hanno investito troppo per tirarsi indietro. L’IFAB parla di «ottimizzazione» e «bilanciamento tra precisione e ritmo», non di marcia indietro. Mark Bullingham, ceo della FA, promette «affinate procedure» entro due anni. Tradotto: più tutorial, zero resa.

Il dato che brucia è un altro: l’81% preferirebbe tornare all’errore umano, purché resti intatto il brivido. Il calcio, però, non è più un bene popolare, è un prodotto da 9 miliardi di sterline dove la voce dei curva pesa come una scheggia. Il prossimo pallone che entra in porta verrà ancora celebrato a metà, con lo sguardo puntato sull’arbitro e non sugli compagni. Per il tifoso è già troppo tardi: la festa è in replay.