Inghilterra, banco di prova fallito: tuchel trema già per il mondiale
Wembley ha fischiato. Di nuovo. E il pareggio a reti bianche contro l’Uruguay ha riportato in mente il 1966, quando la stessa inghilterra partì con un misero 0-0 proprio contro i sudamericani e poi vinse il Mondiale. Ma i tempi cambiano. Oggi non c’è Alf Ramsey a plasmare eroi, c’è Thomas Tuchel che, dopo 90’ spenti, ha visto sgretolarsi la sua «squadra B» e, 24 ore dopo, pure la «A».
Via undici titolari, resta il dubbio
Declan Rice e Bukayo Saka hanno lasciato il raduno «per accertamenti» e sono rientrati ad Arsenal. Con loro anche John Stones, Jude Bellingham, Adam Wharton. Risultato: contro il Giappone, questa sera, l’inghilterra scatterà con una specie di «C» team. Undici assenti fra infortuni e precauzioni. Un buco nero che ha fatto imbestialire i tifosi e alimentato il sospetto: i club tirano i muscoli, la FA soccombe.
Tuchel, viso da poker, ha respinto accuse di «club-vs-country»: «Non ho motivi per dubitare dei medici dell’Arsenal». Ma la statistica è tosta: 11 giocatori dei Gunners sono saltati le nazionali in questo break. Troppi per non puzzare di manovra. Se Saka e Rice scenderanno in campo sabato in FA Cup, il dt tedesco avrà la sua conferma. E non potrà far finta di niente.

Il pressing non scatta, i numeri fanno paura
Contro l’Uruguay l’inghilterra ha tirato due volte in porta. Due. Zero gol, zero traversi, zero emozioni. Tuchel ha elencato i nomi che devono crescere: Palmer, Gordon, Eze, Madueke, Rogers, Foden. «I numeri non sono quelli di Kane». Traduzione: nessuno segna, tutti tremano. Il bilancio contro squadre top-20 FIFA è un pareggio e una sconfitta. Un bagaglio magro a cinque mesi dal Mondiale.
Il ct ha provato a sdrammatizzare: «Se fosse un quarto di finale, chiudiamo con il 5-4-1». Ma questa è amichevole, non c’è palo da aggredire. E la sensazione è che l’inghilterra stia già giocando con il freno a mano. L’ansia si chiama stanchezza: la Premier è un macina-polpacci e Tuchel lo sa. «La minaccia più grande per noi è la Premier League», ha ammesso. Tradotto: se i club non concedono respiro, il Mondiale è già compromesso.

Giappone, ultima chiamata per i surrogati
Stasera Wembley rivedrà Elliot Anderson al centro del campo, James Garner accanto, Foden e Palmer in lotta per il ruolo di trequartista. Un esame di maturità per chi finora ha trovato solo la panchina. Tuchel ha mandato a casa pure Calvert-Lewin e Ramsdale: la corsa ai 26 posti è aperta, ma il tempo per convincere scorre via veloce. Il Giappese, che ha battuto la Scozia 1-0, è 18° nel ranking FIFA. Mobile, fluido, letale in contropiede. L’inghilterra non può permettersi un altro passo falso.
La lezione è chiara: chi parte male, finisce male. E il 1966 è storia, non scudo. Tuchel lo sa. E se la palla non entra stasera, il prossimo fischio non sarà solo quello di Wembley. Sarà l’allarme Mondiale.
