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Tottenham si aggrappa a de zerbi: l’italiano che deve evitare l’inferno championship

Non è un’offerta, è un SOS. Tottenham ha chiamato Roberto De Zerbi per salvare la panchina e la categoria. Sette partite, un punto di vantaggio sulla zona retrocessione, tredici sconfitte di fila: numeri che fanno male come un’artrosi. Ecco perché londinesi e tecnico marchigiano stanno limando il contratto notte e giorno.

Da «no, grazie» a «firmo domani»: la conversione lampo

Solo un mese fa De Zerbi ripeteva: «Stagione finita per me, ho bisogno di staccare la spina». Poi è arrivata la chiamata di Levy, presidente di un club in caduta libera. La trattativa è partita lunedì, senza alternative: nessun altro nome sulla lista, solo lui. Staff tecnico incluso, contratto lungo, progetto che parte da subito: la formula per farlo tornare in panchina prima del previsto.

Lo scenario è da incubo. Il Tottenham è 15° a 25 punti, appena sopra lo scoglio Southampton. Il prossimo ostacolo è Sunderland, domenica prossima. Un’altra sconfitta e la Premier si trasforma in un ricordo. Proprio per questo De Zerbi ha detto sì: sa che se riesce a mantenere i Spurs in scia, diventa eroe. Se fallisce, eredita solo macerie.

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Mauricio Pochettino può chiudere la valigia. L’ex idolo di White Hart Lane aspettava l’estate, il contratto con gli USA che scade dopo il Mondiale, il ritorno da protagonista. Ora il club ha virato su De Zerbi: nessuna corsa a due, nessun piano B. L’argentino resta a galleggiare, pronto a un’altra panchina, ma non più a nord di Londra.

Il nodo Greenwood resta. Il tecnico lo ha voluto a Marsiglia, scatenando la rabbia dei tifosi inglesi che non dimenticano le accuse di violenza cadute solo per ritiro delle accuse. Il board ha fatto finta di non vedere: il rischio retrocessione pesa più dell’immagine. Una scelta cinica, ma coerente con la disperazione del momento.

De Zerbi si presenta così: 51 giorni di vacanza, zero partite da allenare, e subito una missione impossibile. Se ci riesce, il Tottenham può ricominciare. Se no, il prossimo agosto si giocherà a Coventry e non a Liverpool. Nessun piano marketing, nessun hashtag: solo sette finali per evitare la storia di un’altra grande che s’inabissa.