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La nasa torna alla luna senza entusiasmo: il volo artemis ii è un déjà vu che nessuno chiedeva

Il 21 luglio 1969 Neil Armstrong scese la scaletta dell’Eagle e calpestò il suolo lunare a sole 66 anni dal primo volo dei fratelli Wright. Un balzo di civiltà racchiuso in una frase diventata mantra: «Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità». Ora, a 57 anni da quel giorno, la Nasa prova a rifare lo stesso gioco con artemis ii: quattro astronauti, dieci giorni di orbite attorno alla Luna, zero atterraggio. Un trailer senza il film.

Il programma che non decolla

La missione, attesa per questa settimana, è ufficialmente il preludio allo sbarco di Artemis IV, ma nessuno sa quando. La data slitta di anno in anno, il budget gonfia (4,1 miliardi a lancio, stima l’Office of Inspector General) e l’opinione pubblica sbadiglia. Nel 1969 centinaia di milioni di persone erano incollate ai televisori in bianco e nero; oggi l’hashtag #Artemis fatica a entrare nei trending topic. Il motivo è semplice: la corsa è finita. Quella vera.

La Guerra Fredda regalava al progetto Apollo un senso esistenziale: sconfiggere l’URSS sulla Luna per dimostrare che il capitalismo arriva più lontano. Kennedy poteva permettersi di spendere il 4% del bilancio federale nella Nasa, perché il premio era la credibilità globale. Trump, nel 2017, ha ridirezionato il budget verso la Luna con argomentazioni da brochure: «leadership americana», «sviluppo economico lunare», «preparazione a Marte». Frasi che non convincono neanche i congressisti che devono approvare i fondi.

La cilindrata della rappresentanza, poi cancellata

La cilindrata della rappresentanza, poi cancellata

La Nasa aveva provato a infondere un briciolo di pathos annunciando che Victor Glover sarebbe stato il primo afroamericano a orbitare attorno alla Luna e Christina Koch la prima donna. Poi è arrivato il secondo mandato Trump, l’onda anti-woke e la pagina celebrativa è sparita dal sito ufficiale. Un laconico comunicato ha sostituito la storia. Così si fa a rinunciare al soft power senza nemmeno accorgersene.

Il risultato? artemis ii ripeterà quanto già fatto da Apollo 8 nel 1968. Artemis IV, se mai arriverà, sarà la settima puntata di una serie vista da tutti. L’entusiasmo si misura in coefficiente di ridondanza.

Perché la luna non basta più

Perché la luna non basta più

La colpa non è della Luna. Il satellite continua a esercitare la sua trazione su poeti e pittori, come dimostra la mostra di Luke Jerram che gira il mondo con una replica stampata in 3D di 1:500.000. Ma l’immaginario collettivo è già su Marte, sulle lune di Giove, sui telescopi che scoprono vapori d’acqua in atmosfere lontane. La Nasa lo sa e per questo ha infilato la missione lunare dentro un piano a tre stadi: Luna, stazione orbitale Gateway, Marte. Un progetto così lungo che i bambini nati nel 2024 lo vedranno compiuto, forse, a 40 anni.

Intanto le sonde Juice dell’Esa e Europa Clipper della Nasa stanno già scattando foto a Giove. Se troveranno tracce di vita sotto il ghiaccio di Europa, nessuno ricorderà chi ha posato il piede sul mare della Tranquillità per la settima volta.

L’ultimo colpo di scena: la paura degli astronauti

L’ultimo colpo di scena: la paura degli astronauti

Quando Collins girava da solo nell’orbita lunare, confessò: «La Luna non ci invita. È un posto ostile, spaventoso». Fra poco toccherà a Koch, Glover, Wiseman e Hansen riguardare quel paesaggio di desolazione magnifica. Le loro impressioni in diretta streaming avranno il sapore di un diario di bordo già scritto. Eppure, guardando l’Earthrise, qualcuno di loro potrebbe ripetere la frase di Borges: «La Luna è il tuo specchio». Se succederà, l’unico autentico balzo sarà per il loro privato di astronauta. Per il resto dell’umanità resterà un’eco di 1969, sempre più lontana.