La pioggia acida non è più un mistero: muore stuart penkett, l’uomo che smascherò l’assassino invisibile
La pioggia che mangiava i boschi e intaccava i ponti aveva un nome di laboratorio: acido solforico. Stuart Penkett lo ha inchiodato nel 1979, trasformando una piaga continentale in un problema chimico risolvibile. È morto a 87 anni il 10 gennaio, lasciando in eredità due trattati globali e un’atmosfera meno velenosa.
La sua arma era un campionatore montato sopra Harwell, Berkshire. Lì, dentro l’Atomic Energy Research Establishment, Penkett scoprì che le nubi non erano solo vapore: erano laboratori volanti dove il biossido di zolfo si trasformava in acido. La pubblicazione su Atmospheric Environment fece tremare i governi: per la prima volta il meccanismo era mappato, misurabile, quindi aggirabile.
Dal bicchiere di pioggia al buco dell’ozono: la seconda caccia
Norwich, anni ’80. All’University of East Anglia Penkett capì che il vero nemico era più in alto: i clorofluorocarburi stavano scavando un buco protettivo. Le sue misurazioni a bordo del C-130 britannico diventarono la spina dorsale del Protocollo di Montreal del 1987, l’unico trattato Onu ratificato da tutti i paesi membri. Kofi Annan lo definì «l’accordo internazionale di maggior successo nella storia».
Il segreto di Penkett era la pazienza artigianale: campioni raccolti con contagocce, aerei trasformati in laboratori volanti, osservatori costruiti ex-novo come il Weybourne Atmospheric Observatory, ancora oggi stazione di riferimento per l’Organizzazione meteorologica mondiale. «Ha insegnato all’Inghilterra a leggere l’aria prima di respirarla», ricorda un ex dottorando oggi al comando del Hadley Centre.

Un professore che pagava fish-and-chips ai ricercatori perduti
Nato a Eccles nel 1939, figlio unico di un meccanico e di una ex-segretaria, Penkett superò l’11-plus e si fece valere a Leeds con una tesi sui tempi di reazione. In due decenni passò da Unilever al governo, all’università, fondando il primo programma nazionale di chimica atmosferica e plasmando generazioni di scienziati. Il premio Haagen-Smit del 2003, il Nobel dell’inquinamento, lo consegnò alla storia.
Restano la moglie Marigold, tre figli e cinque nipoti. Christopher, il quarto figlio, è morto nel 2021. La pioggia oggi è meno acida e l’ozone si sta ricucendo, ma l’aria resta un libro aperto: basta leggerlo con lo stesso rigore con cui Penkett ha trasformato una goccia in una sentenza.
