Svelata nel cuore del messico la trappola del prestito 'goccia a goccia'
102 arresti, 77 stranieri, un call-center che sembrava banca e invece era una trappola. Così lo Stato del Messico ha smantellato la più grande macchina di estorsione digitale mai documentata: prestiti a usura, minacce, porte sfondate all'alba. Il nome in codice dell'operazione è Desconexión, ma il sapore è quello di un film noir con finale processuale.
Il metodo: fingere la banca, poi bussare con il braccio destro
Partivano da una web page clonata: logo uguale, font identico, assistente che ti chiama per nome. Dopo il «sì» arrivava il bonifico minuscolo, ma il contratto era una bomba. Interessi giornalieri, nessuna fattura, e quando il debitore sbandava ecco la squadra di «cobradores» – 4-5 uomini senza tesserino – a ricordargli la scadenza a suon di pugni sul citofono.
La Procura di Toluca ha ricostruito la catena: call center a Ciudad Nezahualcóyotl, centrali di prestito senza registrazione, bar dove si vendeva coca per lavare il contante e, sopra, un call-center che spacciava consulenze di «riesgo creditizio». Il tutto pilotato da colombiani, venezuelani, cubani e da 25 messicani reclutati per conoscere i quartieri. Un puzzle di nazionalità che ha portato il procuratore José Luis Cervantes a parlare di «transnazionalità low-cost: il crimine che usa Airbnb e WhatsApp».

I numeri del racket che nessuno vuole leggere
Mille denunce in due mesi, 3.163 schede telefoniche, 67 server, 2.844 computer, 404 cellulari, 11 pos, 5 pistole. E ancora: 50 imputati già vincolati a processo, 20 colombiani, 6 venezuelani, 2 cubani. I restanti 52 arrestati sono in attesa di udienza, ma il giudice ha negato la libertà cautelare a tutti: «Rischio di fuga e pericolo sociale» ha scritto, parole che fanno rumore in un Paese dove l'80% degli imputati per usura torna a casa prima del processo.
Lo Stato del Messico è il laboratorio perfetto: 17 milioni di abitanti, 40% di economia informale, smartphone per tutti ma banche poche. «Da qui si spiega il successo del modello» dice un investigatore che ha preferito l'anonimato. «Basta una sala con 20 postazioni, un software di voice-over-IP e un database di nomi disperati. Il resto lo fa la paura».

Il debito che non si estingue nemmeno dopo l'arresto
Le vittime raccontano la stessa sequenza: prima il prestito da 2.000 pesos (100 euro), poi il raddoppio settimanale, infine la visita a casa. «Mi hanno mostrato la foto di mia figlia all'ingresso della scuola» dice Irma, 42 anni, ex impiegata. «Ho pagato 18.000 pesos per un capitale di 2.000. Quando ho chiesto l'estinzione mi hanno risposto che il contratto era