Trump apre a un petroliere ruso a cuba: è umanitario, ma la linea resta dura
Washington ha fatto passare un tanker russo carico di 740.000 barili di greggio diretto a Matanzas. Parola di Karoline Leavitt: «Motivi umanitari, nessuna inversione di rotta sulle sanzioni». Il condizionale, però, resta d’obbligo: ogni nave sarà valutata «caso per caso».
La ragione del dietrofront
L’isola vive da tre mesi razionamenti e blackout. L’ordine esecutivo firmato da Trump a fine gennaio ha virtualmente strangolato l’import di carburante. Mosca ha spedito l’Anatoli Kolodkin presentandolo come «aiuto alla popolazione». La Casa Bianca ha scelto la via dello stop-and-go: aprire un varco senza ammettere un cedimento strategico.
Il messaggio è destinato a più fronti. All’interno, serve a non contraddire lo slogan «massima pressione» su Havana. All’estero, smorza l’onda di solidarietà latino-americana: il governo di Claudia Sheinbaum ha già annunciato esplorazioni per riavviare propri rifornimenti. Leavitt ha risposto secca: «Valuteremo ogni richiesta, ma il diritto d’intercettazione resta in piedi».
La partita, in realtà, si gioca su un filo molto sottile. Il petrolio ruso aggira così l’embargo europeo e quello statunitense verso Cuba, ma finisce sotto la lente di ingrandimento dei repubblicani stessi, pronti a urlare al tradimento se i barili dovessero tradursi in benzina per l’esercito di Díaz-Canel. Il rischio polito è concreto: basta un nuovo carico perché la destra interna chieda la testa di chi ha firmato la deroga.

Il numero che fa paura
Cuba consuma 120.000 barili al giorno per tenere in piedi trasporti, ospedali e industria di base. Il cargo che sta attraccando copre appena sei giorni di fabbisogno. Tradotto: l’«eccezione umanitaria» rischia di trasformarsi in un tappeto di richieste simili, perché il baratro energetico resta tale. E il precedente, una volta creato, è difficile da rimangiare.
Il vero segnale, però, arriva da lontano. Con un’unica scintilla Washington mostra di poter tenere l’isola sotto scacco senza chiudere del tutto il rubinetto. È un metodo da banco dei pegni: stringere fino a far urlare, poi allentare appena per ricordare chi comanda. Il prezzo lo pagano ancora una volta i cubani, costretti a misurare la dignità in litri di gasolio.