Trump fissa la tabella di marcia: 4-6 settimane per piegare l’iran
Washington ha appena tirato fuori il cronometro. Giorno 30 di “Operazione Furia Epica” e la Casa Bianca conferma: altre due-tre settimane massimo per chiudere i conti con Teheran. Il presidente, dice la portavoce Karoline Leavitt, «non ha mai nascosto il cronogramma: 4-6 settimane per azzerare missili, drone e centrifughe».

Il sangue e i numeri del mese nero
Il bilancio è già un bollettino di guerra: Ali Khamenei ucciso, 70 % della produzione iraniana di missili e droni ridotta a ferro e fuoco, 11.000 missioni aeree compiute insieme a Israele, 13 soldati americani morti in contrattacco. Leavitt parla di «successo enorme», ma il Pentagono sa che ogni giorno in più costa vite e consenso.
Lo scopo finale, ripetuto come un mantra da Trump, Hegseth e Rubio, è triplice: programma nucleare a zero, arsenale balistico disinnescato, flotta militare trasformata in relitto. Il tutto mentre, sotto banchina, diplomatici di entrambi gli schieramenti scambiano carte nuove. «Colloqui seri con un Iran più ragionevole», ha twittato il presidente, lasciando intendere spaccature interne a Teheran che nessuno può verificare.
L’ultimatum sullo stretto di Hormoz è slittato al 6 aprile. Perché? Perché, spiegano fonti del Dipartimento di Stato, le intercettazioni mostrano divisioni crescenti tra generali e clerici: alcuni vogliono trattare prima che i blackout elettrici trasformino la notte iraniana in un tunnel senza fine. Trump lo sa e alza la posta: se non si piegano, toccherà alle raffinerie e agli impianti di desalinizzazione.
Il rischio, lo dice un analista di Unicredit che ha lasciato la banca per consigliare fondi di private equity, è che il prezzo del greggio salti sopra i 120 dollari proprio mentre l’Europa cerca di riempire le cisterne prima dell’embargo russo. Un colpo da 30 miliardi di import aggiuntivo per l’UE, sufficiente a riportare l’inflazione sopra il 3 % e a cancellare ogni margine di manovra fiscale a Roma, Parigi e Berlino.
Intanto, a Washington, il Congresso è diviso: i repubblicani applaudono, i democratici chiedono il voto su una nuova autorizzazione militare. Ma Trump ha già firmato 28 ordini esecutivi in 30 giorni; un altro lo metterà in fondo alla pilia. Il calendario è tiranno: se l’Iran non si china entro metà aprile, la “Furia Epica” potrebbe trasformarsi in un’occupazione permanente del Golfo. E il conto, stavolta, lo pagheranno anche i portafogli europei.