Trump vuole il petrolio iraniano e prepara l'occupazione dell'isola di jarg

Donald Trump ha detto apertamente quello che nessun presidente americano aveva mai confessato: «Prenderemo il petrolio iraniano». Le sue parole, rimbombate ieri tra Teheran e Washington, non sono solo retorica da campagna. La Casa Bianca sta valutando l'occupazione militare di Jarg, la piattaforma petrolifera più strategica del Golfo Persico, cuore pulsante dell'economia di Teheran.

Iran risponde con missili e droni, israele massacra il libano

Mentre Trump disegna nuove mappe del Medio Oriente a colpi di penna, l'iran non resta a guardare. Da giorni missili e droni iraniani colpiscono obiettivi americani in Iraq e Siria, e qualche notte fa anche nel nord di Israele. È un duello a distanza, ma con vittime reali. E mentre i due giganti si fronteggiano, il Libano brucia: 1.247 morti in un mese, 124 bambini. Tre peacekeeper dell'ONU sono saltati in aria nel Sud del Paese. La Finul piange i suoi, ma nessuno sembra ascoltare.

La risposta di Madrid è arrivata immediata: spazio aereo chiuso agli aerei USA. Trump ha ringraziato con una frase gelida: «Non serve il vostro aiuto». Tradotto: statevene fuori. Anche Berlino si muove: il cancelliere Friedrich Merz vola a Damasco, stringe la mano al nuovo presidente siriano Ahmed al Sharaa e parla di «stabilizzazione regionale». In realtà, cerca sganciarsi dall'alleanza americana senza bruciarsi.

Il petrolio ruso naviga verso cuba mentre il g7 blinda i mercati

Il petrolio ruso naviga verso cuba mentre il g7 blinda i mercati

Proprio mentre Trump sogna il petrolio di Teheran, il tanker russo Anatoli Kolodkin carico di 740.000 barili di greggio solca le acque cubane, diretto a Matanzas. È un viaggio di 48 ore che inchioda l'embargo americano a un muro di ipocrisia. Il greggio arriva, si scarica, si raffina. Mosca lancia un sasso, Washington tace.

A Parigi, i ministri del G7 si stringono intorno a un tavolo e promettono: «Tutte le misure necessarie per la sicurezza energetica». Tradotto: taglieremo ancora, sanzioneremo ancora, ma il greggio dovrà comunque scorrere. Il mercato non può fermarsi, nemmeno davanti a un barile di sangue.

Intanto, altrove, il mondo sembra tenere il respiro. In Ucraina i soldati indossano esoscheletri per reggere il peso di una guerra infinita. A Taipei, la leader dell'opposizione Cheng Li-wun prepara la valigia per Pechino, mentre un gruppo di senatori americani atterra a sorpresa nell'isola. A Los Angeles, i data center per l'intelligenza artificiale divorano acqua e corrente, e i residente protestano: troppo calore, troppo consumo, troppo futuro.

La notte scorsa, intanto, l'Artemis II ha ricevuto l'ultima benedizione prima del lancio di mercoledì. Jared Isaacman, amministratore della NASA, ha sorriso sotto la pioggia di Miami: «Torneremo sulla Luna». Ma sulla Terra, qualcuno ancora lotta per un barile di petrolio e un pezzo di terra.