Un cileno smonta la sicurezza di buenos aires: furto in microcentro, ma lo aspettano fuori
Alle 11:34 di martedì un uomo di 32 anni, passaporto cileno, è entrato nell’edificio di 25 de Mayo 100 come un cliente qualunque. È uscito carico di quattro notebook, quattro librette degli assegni e un cacciavite ancora unto di vernice della porta forzata. Non ha fatto nemmeno tre isolati: una pattuglia della Divisione Servizi Speciali di Transito lo ha bloccato in San Martín, restituendo al proprietario l’intero bottino prima che potesse svendere un solo chip.
La vigilanza che non vigila
L’ufficio preso di mira è un piccolo studio amministrativo all’ottavo piano: nessun allarme, nessuna sirena, solo una receptionist condivisa con altri tre piani. Il ladro ha scardinato la porta di servizio con il cacciavite, ma per usare l’ascensore ha dovuto attraversare il hall sotto l’obiettivo di tre telecamere. Le immagini, consegnate al fiscal Rouco Oliva della Corte Penal N° 45, mostrano che ha impiegato meno di sei minuti a riempire uno zaino da trekking da 35 litri. Il problema: il custode lo ha riconosciuto solo quando ha sfondato la porta blindata d’ingresso, trasformando l’uscita in un clangore di allarme manuale.
La sensazione, racconta una dipendente che prefere il anonimato, è che «il microcentro sia diventato un supermercato aperto 24 ore, solo che il prezzo lo paghiamo noi». Il danno economico è minimo: 1.200 dollari fra hardware e carta bollata. Il dato psicologico, invece, è un altro colpo al morale delle pmi che ancora non hanno reinstallato la presenza fisica post-pandemia.

Cacciavite e fuga: il piano perfetto con un solo errore
Ha calcolato tutto, tranne la pattuglia fissa di Corrientes e Maipú. Gli agenti conoscono i volti dei venditori ambulanti, i tempi dei semafori e le curve d’accelerazione dei taxi: quando la custode ha urlato «al ladrón», hanno stretto il cerchio in meno di 90 secondi. Nel suo zaino hanno trovato anche una mappa stampata di Viamonte e Reconquista, con crocette rosse su altri quattro edifici: segnali, forse, di colpi mai consumati.
Il cileno, senza precedenti in Argentina, ora attende l’udienza di convalida nel penale di Comodoro Py. La legge locale prevede fino a sei anni di carcere per furto aggravato, ma l’elemento chiave sarà la giustificazione del domicilio: se risulta transient, la pena potrebbe convertirsi in espulsione immediata. Una sentenza lampo che, paradossalmente, trasforma il «fallimento» del furto in un biglietto di sola andata verso il confino.
Intanto, l’amministratore del palazzo ha già contattato una ditta di allarmi: costo dell’installazione, 480 dollari. «Se lo avessi speso un mese fa» dice, «oggi non sarei qui a contare i danni morali». La lezione, spesso, arriva sempre un giorno dopo che il cacciavite ha fatto il suo primo graffio.
