Un missile iraniano entra nel cielo turco: la nato lo abbatte per la quarta volta
Stambul – Alle 03:42 di lunedì un missile balistico iraniano ha varcato il confine orientale della Turchia. Venti secondi dopo il radar Nato lo ha identificato, cinque minuti dopo un Patriot schierato sulle colline di Şırnak lo ha trasformato in un lampo di polvere. È il quarto affondo iraniano nel cielo turco dal 30 marzo, quando Teherán ha aperto le valvole del conflitto interno e i suoi ordigni hanno cominciato a vagare verso nord.
Il ministero della Difesa di Ankara non ha indicato coordinate né obiettivi presumibili. Il comunicato, firmato alle 06:15, si limita a dire che “il sistema di difesa aerea Nato dispiegato nel Mediterraneo orientale ha intercettato con successo” il proiettile. Traduzione: non sappiamo – o non vogliamo dire – se puntava a Incirlik, alla raffineria di Batman o semplicemente stava finendo il carburante dopo un volo di 700 km.
La turchia si è trasformata in bunker a cielo aperto
È la quarta volta in trenta giorni. Il primo episodio, il 2 marzo, fece tremare i mercati: il Borsa di Istanbul perse il 4% in un’ora. Ora gli investitori hanno imparato a convivere con il rischio e il lira ha reagito con un -0,8%. Le fabbriche di Ankara non si fermano, ma i sindacati chiedono indennità di “pericolosità missilistica”. Le compagnie assicurative, intanto, escludono i danni da “caduta proiettili balistici” dalle polizze RC-auto.
La Nato ha trasformato la provincia di Hatay in un cantiere permanente: radar mobile, centri di comando blindati, batterie Patriot tedesche e spagnole rotanti. “È la prima volta che un Paese dell’Alleanza subisce un’escalation così ravvicinata”, osserva una fonte militare europea. “Non siamo in guerra, ma neppure in pace.”
Teherán, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, Nasser Kanaani, ha negato ogni coinvolgimento: “Si tratta di disinformazione turca”. Peccato che i frammenti ricaduti sul villaggio di Derecik portino i numeri di serie iraniani. Il governatore di Hakkari ha ordinato di non toccare i rottami: “Sono ancora caldi e potrebbero contenere esplosivo secondario”.

Il gasdotto tanap è nel mirino, anche se nessuno lo dice
Il vero bersagio possibile resta un muro di silenzio. L’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan passa a 40 km dal punto d’impatto. Il gasdotto Tanap, che porta il gas azero fino all’Europa, è ancora più vicino. Un colpo accidentale – o intenzionale – manderebbe le quotazioni del gas naturale a 180 euro MWh e riaprirebbe lo scenario embargo del 2022. “È un rischio tail risk che i trader hanno inserito nei loro modelli da tre settimane”, spiega un analista di una banca d’affari di Milano.
Intanto Ankara gioca a due velocità. Da un lato convoca l’ambasciatore iraniano per la quarta protesta formale. Dall’altro il presidente Erdoğan mantiene aperto il corridoio umanitario che porta aiuti dal Azerbaijan iraniano. “Non possiamo chiudere i rubinetti del dialogo”, ha detto ieri sera. Traduzione: serve il gas iraniano per riempire i serbatoi prima dell’inverno.
La popolazione locale ha imparato a leggere il cielo. “Quando vedo due lampeggii rossi so che è un aereo civile, quando è un lampo bianco è meglio scendere in cantina”, racconta Ahmet Yildiz, 54 anni, artigiano di Cizre. Ha trasformato il seminterrato in rifugio: cemento armato, due letti a castello, scorte di acqua per una settimana. “Mio figlio ci fa i compiti lì. Dice che è più silenzioso.”
L’esercito turco ha intensificato i voli di ricognizione con i droni Aksungur lungo il confine iraniano. Fonti della Difesa parlano di “tracce di lancio” individuate nella provincia di West Azerbaijan, a 70 km da Tabriz. “Se confermate, significa che Teherán sta spostando i lanciatori più a nord, per accorciare i tempi di volo”, avverte un colonnello in pensione. “I prossimi missili potrebbero arrivare in meno di tre minuti.”
Il 30 aprile è in agenda la riunione Nato a Bruxelles. Il dossier “Iran-Turchia” è stato inserito d’urgenza. Sul tavolo c’è una richitesta di rinforzi: altre due batterie Patriot e una task-force navale nel Mediterraneo orientale. L’obiettivo è chiudere una finestra di 120 km tra i radar di Diyarbakir e le isole greche, un corridoio aereo oggi parzialmente cieco.
Intanto, a Stambul, la Borsa ha ripreso a correre: +1,2% sulle voci di un cessate il fuoco prossimo. Ma nessuno ha dimenticato la cifra: 4 missili in 30 giorni, zero risposte militari dirette. È la matematica di un conflitto che non vuole diventare guerra. Finché un colpo non sbaglia mira.