Un petroliere ruso sbarca a cuba e trump dice sì: riapre il rubinetto del caribe
100.000 tonnellate di greggo ruso hanno toccato l’Avana dopo tre mesi di stop. Il petroliere Anatoli Kolodkin è entrato nel porto di Matanzas all’alba di lunedì, scaricando sul molo l’odore acre di nafta e la polvere nera di un’isola che respira a fatica da quando Washington ha stretto il cappio.
Il silenzio prima del carico
Cuba non vedeva un barile ruso da dicembre. Le raffinerie cubane, progettate per lavorare sull’urals leggero, hanno ridotto la produzione di benzina al 20% e mandato in letargo i taxi collettivi che ancora girano con motori Lada del ’92. Il ministero dei Trasporti di Mosca ha comunicato l’arrivo con un laconico: «Attendono disposizioni per la scarica». Nessuna parola sul prezzo, nessuna menzione al pagamento: solo il nome della nave e la data.
La notizia è filtrata via Interfax, ma il vero passaporto del carico lo ha timbrato Donald Trump. Fonti del Dipartimento del Tesoro confermano che la licenza d’importazione è arrivata venerdì sera, firmata da un funzionario che fino a un mese fa nega-va qualsiasi eccezione all’embargo. Il cambio di rotta è lampante: l’amministrazione ha deciso di aprire una valvola sul blocco per evitare il collasso totale dell’alleato caraibico, temendo un’ondata migratoria verso la Florida in piena campagna elettorale.

Il conto in rubli (e in voti)
Mosca, dal canto suo, ottiene due vantaggi: scarica petrolio che l’Europa non compra più e ricama una presenza militare sotto il naso degli Stati Uniti. Le navi della flotta russa hanno già intensificato le escort nel Mar dei Caraibi, mentre i satelliti Nasa contano almeno tre sommergibili classe Yasen in avvicinamento. Il prezzo del barile cubano? Un affare da 52 dollari, scontato del 18% rispetto al Brent, ma pagabile in rubli attraverso una banca di Shanghai che gira la cifra in yuan, poi in pesos cubani convertibili, infine in vodka e zucchero bianco.
L’Avana ha riaperto i cancelli della raffineria di Cienfuegos, l’unica ancora in grado di lavorare il greggo ruso. I lavoratori – stipendi fermi a 40 dollari al mese – sono tornati in fabbrica con le magliette di Putin regalate dall’ambasciata. Il governo ha promesso benzina «entro Pasqua», ma i distributori ancora chiusi mostrano cartelli scritti a mano: «No hay». La gente, intanto, fa la coda con taniche di plastica davanti alle case, scommettendo sul prossimo carico. La scommessa vera, però, è a Washington: quanti barili serviranno per tenere Cubal lontana da un’altra crisi migratoria? Il Kolodkin è solo il primo di una flotta che già solca l’Atlantico. Il prossimo è già partito da Novorossiysk, con bandiera di comodo e destinazione ancora da decifrare.