Un professore di newark fa saltare i voti di storia con i chatbot: 94% promossi
Scott Kern non ha mai chiesto ai suoi studenti di memorizzare date. Ha costruito un insegnante digitale che corregge, spiega e spinge a ragionare. Risultato: al North Star Academy di Newark, nel 2024, il 94% degli alunni ha superato storia, il record dei suoi 17 anni di carriera.
Il bot che legge come un prof e spiega come un coach
Kern ha passato le notti a scrivere prompt, addestrare modelli e testare risposte. Il suo chatbot, gratuito e open-source, non dà lezioni: smonta il compito, evidenzia il passaggio che non torna, formula domande affilate. «Un secondo insegnante in classe», lo definiscono i ragazzi. Loro scrivono, il bot incalza, loro rispondono, il testo cresce. Il voto sale.
La ragazza che ha preso 5 – massimo – all’Advanced Placement di storia americana si chiama Naziya Palmer. Dice che il bot le ha fatto capire dove le mancava la prova, non le ha mai regalato la risposta. È la differenza tra usare l’intelligenza artificiale per copiare e usarla per pensare.

I numeri non sono opinioni
Uncommon Schools, la rete di charter cui appartiene il liceo, ha incrociato i dati: +22% di promossi rispetto all’anno precedente, stesso insegnante, stesso programma, solo in più il chatbot. Kern non ha cambiato criteri di valutazione, ha solo tolto tempo alla correzione e dato tempo al ragionamento.
Il segreto? «La macchina fa il lavoro noioso, io faccio il lavoro umano» spiega. Lui gira tra i banchi, ascolta, contesta, racconta. Il 4 luglio 1852 di Frederick Douglass diventa pretesto per parlare di diritti civili oggi. L’IA non entra mai in quel momento. «Se un algoritmo sostituisce la discussione tra persone, ho fallito» avverte.

La lezione che altri non copiano
Mentre alcuni distretti vietano ChatGPT per paura del plagio, Kern ha trasformato il generativo in un tutor personalizzato. Il codice è sul suo Drive, lo condividono già quattro colleghi. Il prossimo anno partirà un corso obbligatorio di alfabetizzazione all’IA per gli ultimi anni. «Non serve insegnare a programmare, serve insegnare a non farsi programmare» dice.
La scuola pubblica americana fatica a chiudere il gap di competenze. A Newark, un professore ha dimostrato che bastano 40 righe di prompt e tanta cura per far crescere ragazzi che sanno scrivere, argomentare, dubitare. Il 94% è lì a ricordarcelo: la tecnologia non sostituisce il docente, lo moltiplica.