Un ragazzo di 15 anni apre il fuoco a scuola: morto un bambino di 13, altri due feriti
Alle 7:15 di lunedì, mentre la bandiera veniva issata nella cour intérieur de la Escuela Normal Mariano Moreno N°40 di San Cristóbal, un ragazzo di 15 anni ha estratto una carabina da una custodia per chitarra e ha sparato quattro o cinque colpi. Uno ha centrato in pieno il petto di Tomás, 13 anni, morto sul colpo. Altri due alunni sono stati colpiti da pallini: uno è grave, ricoverato a 100 km di distanza, all’ospedale regionale di Rafaela.
Una scuola trasformata in campo di battaglia
Il killer è un compagno di classe. Nessun precedente, nessun campanello d’allarme. Ha attraversato il portone con la custodia sulle spalle, come se portasse uno strumento per la classe di musica. Invece dentro c’era una escopeta calibro 12. Ha mirato, ha sparato, ha ricaricato. Poi un bidello lo ha afferrato, gli ha strappato l’arma di mano e lo ha immobilizzato fino all’arrivo della polizia.
Sei ragazzi sono finiti al pronto soccorso per fratture e contusioni mentre cercavano di scavalcare i muri per scappare. Altri sono rimasti bloccati sotto i banchi, con le orecchie piene del tuono dei colpi e del puzzo di polvere da sparo che non se ne andava.

Una legue che non arriva in tempo
Il governatore Maximiliano Pullaro ha parlato di “fatto aislado”, il ministro della Sicurezza nazionale ha twittato la stessa formula. Ma c’è un dettaglio che nessuno dei due ha voluto sottolineare: il killer è non punible. La riforma che abbassa l’età di imputabilità da 16 a 14 anni è stata approvata a febbraio, ma non è ancora in vigore. Risultato: il ragazzo resterà qualche mese in un istituto di prima accoglienza, poi tornerà libero. Nessun processo, nessuna condanna.
La scuola resterà chiusa per due giorni di lutto, le bandiere a mezz’asta. Ma le famiglie sanno che è un gesto simbolico: l’anno prossimo le classi torneranno piene, i banchi saranno gli stessi, solo che mancherà Tomás e il suo banco resterà vuoto.
