Un ragazzo estrae una pistola dalla cartella e uccide un compagno di 13 anni a scuola
Uno sparo alle 7:15, un corpo di 13 anni a terra, un paese che non ha più parole. È successo davvero, lunedì mattina, nel cortile dell’istituto Mariano Moreno di San Cristóbal, Santa Fe. Il killer ha 15 anni, la vittima ne aveva 13. Entrambi indossavano l’uniforme, entrambi aspettavano l’alza-bandiera.

Il killer è il compagno modello che nessuno aveva mai visto arrabbiato
«Ha aperto la zip dello zaino, ha tirato fuori la pistola e ha iniziato a sparare contro chi gli stava vicino», racconta Ramiro Muñoz, segretario di governo del Comune. I docenti, ancora scossi, hanno dovuto ricordare agli inquirenti che l’assassino «prendeva sempre dieci, mai una nota disciplinare». Nessun segnale, nessun campanello d’allarme. Solo il frastuono improvviso dei colpi che ha trasformato il primo giorno di settimana in un bollettino di guerra.
Le telecamere del centro di monitoraggio municipale hanno immortalato la fuga in massa: centinaia di ragazzi che si riversano fuori dai cancelli come se l’edificio stesse crollando. «In un paio di minuti la strada era piena di bambini in divisa che piangevano e urlavano al telefono», dice un residente. Il 13enne è morto poco dopo l’arrivo dell’ambulanza. Altri due compagni sono feriti, nessuno in pericolo di vita.
La pistola è risultata di proprietà del nono materno, un arma registrata che, secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo ha sottratto da un mobiletto non blindato. L’indagine, affidata al ministero pubblico minorile di Rosario, dovrà stabilire se il gesto sia frutto di un raptus o se nasconda una regia più oscura. Gli insegnati non hanno trovato diari minatori, né post minatori: solo compiti in classe e fogli con i calcoli delle frazioni.
San Cristóbal, 64 mila abitanti, ha chiuso ieri tutte le scuole per lutto cittadino. Il sindaco ha decretato tre giorni di bandiere a mezz’asta, ma nessun funerale pubblico: la famiglia della vittima ha chiesto la massima riservatezza. Intanto, nei gruppi WhatsApp dei genitori circola un’unica domanda: «Se può succedere nel “buon” alunno, chi ci garantisce che non possa succedere ancora?».
L’Argentina registra un omicidio ogni quattro ore, ma quelli con l’autore minorenne sono in crescita: +38% dal 2019, secondo l’ultimo rapporto della Defensoría del Pueblo. E la scuola, teoricamente luogo di inclusione, diventa sempre più spesso teatro di esplosioni violente. «Non serve un censimento di armi nei quartieri», dice un professore in pensione di San Cristóbal, «serve un censimento di solitudine. Il proiettile esce prima dal vuoto che dalla canna».
Il ragazzo resta in un centro di detenzione giovanile a Rosario. La legge gli garantisce l’anonimato, ma il paese già lo conosce con l’etichetta che non dimenticherà: «Il modello che ha sparato». Le lezioni riprenderanno fra una settimana, con infermieri psicologi e metal detector. Nessuno però ha spiegato come si scannerizza l’assenza di senso.
