Un ragazzo spara alla prof e si toglie la vita: il texas torna a piangere
Alle 9:42 di lunedì il campanello di Hill Country College Preparatory High suonava per l’intervallo. Due minuti dopo un 15enne ha puntato la pistola contro la professoressa di lettere, ha premuto il grilletto e, senza lasciare tempo a nessuno di chiedere «perché», ha rivolto l’arma verso sé. È morto sul pianerottolo di una scuola media di periferia, a Bulverde, dove il problema «armi» sembrava lontano. Ora è l’unica cosa che parlano i corridoi.
Il rumore dei colpi copre il «lockdown»
La prima ad accorgersi è stata Sarah Valdez, madre di un alunno di prima media. Il cellulare le ha vibrato con un’allerta del distretto: «Sede bloccata, restate lontani». Ha chiamato il figlio lo stesso, malgrado la House Bill 1481 vieta i telefoni in classe. «Mamma, sento i botti» le ha sussurrato lui, nascondendosi sotto il banco. A pochi metri, la docente colpita al torace strisciava verso la porta, lasciando una scia rossa sul linoleum.
Il ragazzo – nome ancora soppresso – non aveza precedenti disciplinari. Compiti sufficienti, niente minacce sui social. Agli investigatori ha detto poco: un biglietto in tasca, una frase strappata a un foglio di algebra. «Non voleva farla soffrire, voleva far soffrire il mondo» ha commentato il sheriff del Comal County, Jennifer Davenport, la prima ad arrivare trovandolo già riverso, la canna ancora calda fra le dita.

L’evacuazione è un abbraccio di silenzio
Alle 10:05 l’edificio è stato svuotato in otto minuti. 640 studenti, 52 docenti, un cane antidroga che non ha mai fiutato polvere da sparo. Li hanno fatti file da cento sul prato della Bulverde Middle School, a un chilometro di distanza. «Non piangeva nessuno, all’inizio» racconta Jesse Lopez, papà di una tredicenne autistica. «Poi qualcuno ha urlato il nome dell’insegnante e il pianto si è diffuso come un’eco». La sua bambina oggi si è rifiutata di infilarsi lo zaino: «Se torno, il rumore mi entra nelle ossa».
Il campus resterà chiuso fino a lunedì prossimo. Nelle aule vuote gli psicologi del Comal ISD hanno lasciato post-it colorati: «Se ti senti perso, parla». Ma i genitori chiedono di più: metal detector, porta a porta dei sheriff, lezioni di riconoscimento dei segnali d’allarme. «Pezzi di carta non fermano le pallottole» ha tuonato il presidente del consiglio scolastico, David Biesenbach, durante l’assemblea di ieri sera. Ha promesso «revisione totale» del protocollo, senza però annunciare nuovi fondi.

Il dato che non trova tregua
Da Columbine a oggi, negli USA sono avvenuti 345 attacchi armati in scuole superiori con almeno un ferito, secondo il Washington Post. Il Texas ne conta 38, record assoluto. E il CDC segnala che i suicidi fra adolescenti sono cresciuti del 60% dal 2011, anno in cui lo Stato ha liberalizzato il porto libero di fucili d’assalto. «Non è destino, è politica» tuonano i manifesti apparsi stanotte fuori dal municipio di Bulverde. Firmati: «Moms Demand Action».
Mentre la professoressa – ancora in rianimazione ma fuori pericolo – lotta con una gamba di ferro e con la voce che rientra, il governatore Greg Abbott ha ordinato bandiere a mezz’asta. Nessuna nuova legge sulle armi: solo un minuto di silenzio nelle scuole del distretto, alle 9:44 di oggi. Il tempo esatto in cui, ieri, il campanello ha ricominciato a suonare e nessuno ha mosso un passo.