Un razzo cancella un an-132 iracheno: bagdad si aggiorna al fronte fantasma
Alle 1:55 di notte un razzo Grad ha trasformato in schegge un bimotore Antonov-132 della Fuerza Aérea de Irak. L'aeroporto internazionale di Bagdad, a meno di due chilometri, ha continuato a funzionare; nessun morto, nessun ferito. Ma qualcuno ha appena ricordato al governo di Al-Sudani che la guerra, quella vera, si combatte anche nelle piste dove atterrano i cargo di rifornimenti.
Il silenzio è l'unico colpevole
Il ministero della Difesa parla di lancio da zone periferiche senza indicare quartiere o fazione. È la formula diplomatica per dire: sappiamo chi ha i 122 mm, ma non possiamo dirlo. Gli ultimi raid Usa contro cellule pro-Teheran – 39 morti in un solo weekend – hanno trasformato ogni base irachena in possibile teatro di rappresaglia. La pista di Martyr Mohamed Alaa, dove non stazza nessuna traccia straniera, è il bersaglio perfetto: colpisci l'esercito ufficiale e costringi Washington a reagire su suolo che non le appartiene.
Lo scorso 17 marzo lo stesso scalo era già stato tappato di fori da droni esplosivi. Allora, come ora, nessuna firma sul muro. Le milizie sciite fuori dal controllo della Forze di Mobilitazione Popolare sanno che l'anonimato è un'arma: lascia al premier il dilemma tra chiudere un occhio e rischiare la guerra civile, o rispondere e perdere il sostegno politico che tiene in piedi la coalizione.

L'an-132 non era solo un aereo
È il cuore logistica di un'aviazione che conta appena una decina di bimotori operativi. Perdere un Antonov significa ridurre del 10% la capacità di trasporto rapido truppe e materiale verso il confine siriano, dove l'Isis continua a fare imboscate. I tecnici iracheni dovranno ora dipendere ancora di più dai charter privati e – ironia – dagli aerei americani che atterrano in base congiunta. È un regalo inesperato per chi vuole dimostrare che Baghdad non può difendersi da sola.
Il conto dei danni è presto fatto: 12 milioni di dollari di aeromobile, più i sensori elettronici installati da contractor europei. Ma il vero costo è politico. A metà marzo il Pentagono ha spostato due batterie Patriot da Erbil a Balad proprio per proteggere gli An-132 che sorvolano la rotta Tehran-Damasco. Ora quel sistema è inutile: il razzo è arrivato da ovest, zona non coperta dai radar. Un errore di calcolo? Oppure qualcuno dentro l'Iraqi Security Forces ha passato le coordinate?
Il tabellone delle vendette
Da gennaio a oggi, 79 attacchi contro basi e ambasciate. Il 42% dei lanci avviene tra le 2 e le 4 del mattino, quando i turni di guardia cambiano e la cupola dei C-Ram è in manutenzione. È un pattern da manuale, non da milizia improvvisata. L'intelligence di Green Zone parla di cellule dormienti retribuite in dinar iracheni, non in rial: serve a nascondere la catena di comando sotto il banale volto della corruzione locale.
Washington ha già risposto con raid «proporzionali» su depot di missili a Kirkuk. Ma ogni bomba americana genera un nuovo gruppo di parenti disposti a sparare per 200 dollari. È il meccanismo perverso che ha trasformato l'Iraq nel campo di battaglia dove l'Iran combatte per procura e gli Stati Uniti consumano munizioni senza vincere.
Alle 6:15 di oggi i tecnici hanno rimosso i rottami dell'An-132. Sul banco di una torre di controllo bruciata è rimasto un taccuino bagnato di kerosene: dentro, l'appunto «next flight 04/04». Nessuno sa se si riferisse a un cargo di medicine o a un carico di missili. Il foglio, per ora, è l'unico indizio. Il prossimo aereo decollerà lo stesso: a Bagdad i voli non si cancellano, si sobbarcano il rischio e lo trasformano in orario.