Una moto, 22 gradi alcol e un corpo sulla ruta de paz: il prezzo dello sballo a gotera
Alle 169 del kilometro la notte ha smesso di contare. Fredy Arnoldo Márquez Hernández, 38 anni, ha piegato l’acceleratore come se la curva non esistesse. La sua moto ha mollato l’aderenza, la passeggera honduregna è volata via, distesa sull’asfalto caldo di San Francisco Gotera. Morta sul colpo. Respirazione nulla. alcol etilico: 22 gradi per litro d’aria. Lui è vivo, lei no. Inizia lì il conto aperto con la giustizia salvadoregna.
Il numero che non si abbassa
521. Sono i guidatori beccati ubriachi o drogati tra gennaio e fine marzo. Uno ogni quattro ore. Il calo dell’1% rispetto al 2025 è una fregatura statistica: ogni giorno restano sei persone che salgono in macchina o in moto pensando che il volante sia un joystick. La Policía Nazionale Civile ha stretto Fredy Arnoldo Márquez Hernández subito dopo l’impatto: adesso aspetta l’udienza per omicidio colposo e guida pericolosa. Se la legge farà il suo corso, la pena parte da quattro anni.
Ma la vera sentenza è già arrivata. È la cifra 1.413, l’aumento del 47% di incidenti motociclistici nel 2026. Centoquarantatré morti, 1.360 feriti. Distratti, troppo veloci, invasori di corsia: tutti uguali quando volano. I pedoni non stanno meglio: 145 travolti e uccisi in meno di quattro mesi, l’ultimo un anziano vicino alla scuola Miguel Pinto, a Mejicanos. Il salvadoreño medio ha imparato a contare i morti come chi segna il tempo con i chicchi di mais.

Il camion di polloni e l’asfalto che non perdona
Due ore dopo l’incidente di Gotera, un altro scenario. Il giovane Brayan Edgardo Mejía, 21 anni, trasportava polli vivi sul cofano del camioncino quando ha centrato un compattatore della spazzatura sulla Carretera de Oro, tratto Ilopango-Soyapango. È rimasto incastrato nella cabina, estratto con le cesoie idrauliche. Ancora vivo, ma la dinamica la conosciamo: velocità e distrazione, sempre loro. Il conto provvisorio del primo trimestre è un bollettino di guerra: 6.000 sinistri, 362 morti, quasi 4.000 feriti. Un Paese che viaggia a tutto gas e frena solo sul sangue.
La Ruta de Paz si chiama così per decreto politico, ma il nome è diventato una beffa. Fredy Arnoldo Márquez Hernández l’ha percorsa con un tasso alcolemico capace di far tremare un elefante. All’uscita della curva ha trovato la sua pena, la donna ha trovato la morte. Le strade del Salvador non chiedono scusa: o rallenti, o conti i giorni. Oggi tocca a lui, domani a chi?
