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Paura a bordo: volo new york-chicago devia per un passeggero minaccia bomba

Sette ore di puro incubo. Il volo American Airlines 2819, partito alle 8:58 da JFK con destinazione Chicago, è atterrato a Detroit dopo che un uomo ha urlato di avere una bomba e ha minacciato di far saltare l’aereo. L’allarme è scattato a metà percorso: «Se non atterrate, vedrete cosa succede».

Il comandante ha subito cambiato rotta. Alle 11:08 l’aereo ha toccato il suolo di Romulus, Michigan. Sul posto FBI e polizia aeroportuale: passeggeri costretti a chinare la testa, mani sul sedile davanti, mentre agenti armati salgono a bordo. «Un tizio è entrato con un mitra», racconta Esther Sutofsky ancora tremante. «Ci hanno detto: non alzate lo sguardo».

Il bagaglio sul marciapiede, l’uomo trascorso fuori

Il bagaglio sul marciapiede, l’uomo trascorso fuori

Le valigie del passeggero molesto sono finite isolate in pista, fotografate e cerchiate da alcuni viaggiatori come prova dell’accaduto. Poi l’uomo è stato estratto e ammanettato. Nessuno è rimasto ferito, ma il clima è stato da guerra fredda: ore d’attesa dentro l’aerostazione, caffè d’ordinanza e nuovo volo per Chicago solo dopo il tramonto.

Curiosità: nessuno ha mai creduto davvero all’esistenza di un ordigno. «Più che paura, fastidio», sintetizza Sona Jones. «I bambini sono stati i più tranquilli». Peccato che il “fastidio” abbia trasformato un volo da 2 ore e 20 in un viaggio di 7, con ripercussioni a catena su coincidenze e lavoratori che hanno perso riunioni o treni notturni.

American Airlines limita i commenti a un comunicato: «Passeggero non cooperativo, intervento autorità, massima collaborazione». Nessuna parola sui controlli pre-imbarco, nessuna spiegazione sul motivo per cui un individuo così agitato sia stato ammesso a salire. La FAA apre un’inchiesta interna: servirà a capire se la minaccia fosse una boutade o se ci fossero profili d’intelligence trascurati.

Intanto, la lezione è chiara: in un cielo dove ogni disagio mentale può trasformarsi in allarme terrorismo, la soglia di tolleranza è zero. E il prezzo lo pagano i 142 passeggeri di domenica sera, arrivati a Chicago con le ombre lunghe e la certezza che la prossima corsa sarà meno scontata di quanto sembri.