Xavi pascual trova la scintilla: 'il palau è tornato una bolgia, la settimana ci ha ridato il carattere'
Barcellona respira. Il 97-91 all’Unicaja non è solo il terzo successo consecutivo al Palau Blaugrana, è il rumore di una squadra che ricomincia a crederci. Xavi Pascual lo ha capito prima di tutti: «Stiamo ritrovando il carattere. E la fiducia, quel po’ che mancava, adesso si allarga come un’onda in uno spogliatoio che ha fame di maggio».
Il minuto 33 che ha cambiato l’aria
Fin lì, partita sul filo. 77-77, palla a un soffio dal canestro avversario, 7.000 cuori in gola. Poi un break di 8-0, trio di Vesely, tripla di Brizuela, pubblico che si piega in avanti come un’unica creatura. «In quel frangente - racconta Pascual - ho rivisto la faccia di due stagioni fa: occhi spalancati, gambe che non tremano. È stato un click collettivo, non un’inquadratura da coaching manual».
I numeri, per una volta, non ingannano. 18 punti e 9 rimbalzi del ceco, 17 e 5 assist del madrilenio; ma il dato che resta impresso è il +13 nel tempo delle panchine, dove l’Unicaja è crollato sotto i colpi di un Higgins che ha ricordato a tutti perché vale 1,8 milioni di clausola.

Calendario killer e la matematica del morale
La settimana ha regalato tre vittorie in sette giorni, con un bilancio di 301 punti segnati e 88 di valutazione complessiva. «Non è un caso - spiega Pascual - se dico che vincere ci fa crescere più di qualsiasi video-analisi. La sconfitta è veleno, la vittoria è endorfina: scegli tu quale iniettare ai ragazzi ogni 48 ore».
Adesso il Barça affronta un trittico che può decidere l’anno: Valencia in semifinule di Copa, due sfide di EuroLeague contro Fenerbahçe e Baskonia, poi il clásico di Liga. «Il calendario è un cantiere aperto - ammette il tecnico - prima di ogni partita preparo due scenari, ma il pallone è tondo e i minuti li decidono i tuoi nervi, non il tuo foglio Excel».
Chi ha riaperto la bocciatura è il Palau stesso, tornato a registrare il 92% di riempimento dopo la sequenza di trasferte che aveva lasciato vuote le gradinate e pieno il morale degli avversari. «Quando senti il boato al 33’, ti entra dentro come un'iniezione di adrenalina pura. Non è tifo, è un patto: noi diamo tutto, loro ci restituiscono la follia necessaria a chiudere i finali che contano».
Restano due trofei in palio. Due, come i titoli che mancano dal 2019. Pascual non firma promesse, ma la cifra è lì: da quando ha cambato il quintetto-base, il Barça viaggia a 1,18 punti per possesso, il miglior dato di sempre in questa fase della stagione. «Non ci serve un slogan - chiude lui - serve solo continuare a vincere. Ogni vittoria è una tessera del mosaico, e il quadro finale si vedrà solo a giugno».
