Zelenski ad amman: la guerra unisce ucraina e giordania contro l'iran

C'è un filo sottile che collega i droni iraniani che cadono su Kiev e quelli che sorvolano il cielo giordano. Volodimir Zelenski lo ha visto, e domenica ad Amman ha deciso di tirarlo. L'incontro con il re Abdulá II non è stato una delle solite strette di mano diplomatiche: al centro della conversazione c'era qualcosa di molto più concreto, ovvero la possibilità che la Giordania e l'Ucraina costruiscano insieme un sistema di difesa contro missili e droni.

Due paesi, una minaccia comune che si chiama teheran

La Corte Reale Hascemita ha scelto le parole con la solita prudenza istituzionale: il re «ha reiterato la sua condanna dei continui attacchi dell'Iran contro la Giordania e diversi paesi arabi» e ha invocato uno sforzo internazionale per «raggiungere una distensione totale e sostenibile attraverso i canali diplomatici». Toni misurati, quasi burocratici. Dal lato ucraino, invece, il messaggio era tutt'altro che cerimoniale.

Zelenski ha messo sul tavolo l'esperienza accumulata in tre anni di guerra totale. «Senza un sistema unificato è semplicemente impossibile garantire una protezione integrale della popolazione e delle infrastrutture critiche», ha dichiarato, citando il modello di difesa aerea che l'Ucraina ha costruito sotto la pressione degli attacchi russi, molti dei quali condotti con droni di fabbricazione iraniana. Un dettaglio non secondario: Kiev conosce quei droni dall'interno, sa come volano, sa dove colpiscono.

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L'offerta di kyiv e la condizione non negoziabile

L'Ucraina si propone come consulente militare, quasi come un laboratorio a cielo aperto dove la difesa anti-drone è stata testata nel modo più brutale possibile: sotto i bombardamenti. Ma Zelenski ha chiarito che questa collaborazione non è filantropica. Ha sottolineato come sia «molto importante» che i paesi che ricevono l'esperienza ucraina contribuiscano a loro volta a rafforzare Kyiv. Lo scambio, insomma, deve essere reciproco. La Giordania ha risorse, relazioni regionali e una posizione geografica che vale oro in questo momento di ridisegno degli equilibri mediorientali.

C'è poi la questione del contesto più ampio. La presidenza ucraina ha precisato che i due leader hanno discusso anche della situazione nel Golfo Persico, e che Zelenski «ha sottolineato che l'Ucraina condanna gli attacchi dell'Iran e il fatto che questa guerra e questa crisi abbiano raggiunto anche la Giordania». Una solidarietà che non è solo retorica: è il fondamento politico su cui si costruisce l'eventuale alleanza nel settore della sicurezza.

Amman parla poco, kyiv parla molto: una divergenza che dice tutto

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Il contrasto tra i due comunicati ufficiali racconta più di mille analisi. La Giordania ha liquidato la questione bilaterale con una riga, parlando genericamente di «modalità per rafforzare le relazioni». L'Ucraina ha invece messo al centro dell'incontro proprio quella «possibile alleanza nel settore della sicurezza» che Amman preferisce non nominare troppo ad alta voce. Non è una contraddizione: è diplomazia. La Giordania si muove in un vicinato complicato, con Israele a ovest, la Siria a nord, l'Iraq a est e l'Arabia Saudita a sud. Ogni parola pesa.

Zelenski, dal canto suo, ha tutto l'interesse a mostrare che l'Ucraina non è un paese isolato che combatte solo per sé stesso, ma un attore che può offrire competenze reali in un momento in cui il Medio Oriente brucia. L'incontro di domenica ad Amman è la prova che quella narrativa sta funzionando, almeno abbastanza da far sedere un re e un presidente attorno allo stesso tavolo per parlare di missili.